POSTURA e problemi dell’Età Evolutiva

POSTURA e problemi dell’Età Evolutiva

2 novembre 2018 0 Di Dr. Carlon

Posturologo Milano Risposta alla Domanda

D: Dr. Carlon cosa s’intende per Età Evolutiva?
R: Il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, comunemente indicato come età evolutiva, si
colloca in una fase di transizione, ed è quel lasso di tempo (circa un quarto della vita) che ogni
essere umano impiega per raggiungere l’assetto morfologico e funzionale definitivo dell’età
adulta.
L’organismo, e quindi anche il sistema nervoso di ciascuno di noi, si sviluppa in maniera
dettata dal codice genetico ma, fermo restante l’importanza del genoma, altri elementi
entrano nello sviluppo del soggetto e nel suo definitivo assestamento, quali fattori intrinseci
ed estrinseci legati all’ambiente.
Spesso la diversa crescita tra i vari aspetti morfologici e l’alternanza dello sviluppo dei
segmenti corporei, fanno sì che la morfologia del ragazzo in età prepuberale e puberale
divenga sgraziata e disarmonica evidenziando asimmetrie, rigidità e alterazioni della postura.
La rapida crescita staturale implica da un lato una maggiore “malleabilità” dello scheletro, ma
dall’altro una transitoria insufficiente muscolarità: lo schema corporeo è inadeguato per il
continuo evolversi di tutti i segmenti corporei e il ragazzo si trova costretto a compiere dei
continui aggiustamenti motori e posturali di riadattamento alla crescita. Le modificazioni
biologiche e psicologiche rappresentano un grosso ostacolo ad una adeguata acquisizione del
concetto di immagine corporea, cioè il modo in cui l’individuo percepisce il proprio corpo.
Le possibilità fisiche e di apprendimento del bambino si riflettono sulle sue capacità motorie
e, viceversa, gli stimoli motori possono in un certo qual modo contribuire a sollecitare le
capacità fisiche e intellettive.

Posturologo Milano Quali sono le più comuni alterazioni posturali in età evolutiva?

R: Le alterazioni posturali della Colonna Vertebrale e degli arti inferiori sono molto frequenti
nell’età evolutiva. La parola d’ordine è riconoscerli tempestivamente e procedere con adeguati
protocolli di trattamento per evitarne il peggioramento.
La principale alterazione posturale della CV dorsale sul piano sagittale è l’atteggiamento
curvo; se non rimosso diventa abituale e crea sovraccarico sulle curve lordotiche (cervicale e
lombare) e può compromettere la normale crescita dei corpi vertebrali che, per la legge di
Delpèche, possono deformarsi a cuneo. Il dimorfismo più importante del rachide dorsale in
accrescimento è il morbo di Scheuernann (MdS) , una infiammazione con degenerazione
necrotica dei nuclei di ossificazione epifisari e apofisari del corpo vertebrale, che calcificano in
ritardo (al termine della pubertà) causando la frammentazione dei piatti vertebrali, la
deformazione a cuneo di almeno tre vertebre, l’allungamento in senso sagittale del corpo
vertebrale, ernie di Schmorl e protuberanze della cartilagine del nucleo polposo del disco
intervertebrale nell’interno della spugnosa del corpo vertebrale con conseguente riduzione
degli spazi intervertebrali e depressurizzazione discale. Al MdS si accompagna spesso un
dolore localizzato in zona dorsale alta o dorsale bassa.
La principale alterazione posturale della CV lombare sul piano sagittale è l’iperlordosi; se non
rimossa e diventa abituale crea modificazioni dell’assetto del bacino e sollecitazioni di
compressione e di taglio sui dischi e sulle faccette articolari lombari che possono provocare
lombalgia.
Il dimorfismo più importante del rachide lombare in accrescimento è la spondilolistesi, in
prevalenza è lo scivolamento di L5 su S1 a causa della frattura della pars interarticularis
(spondilolisi) che rappresenta il fattore più importante nel meccanismo patogenetico della
spondilolistesi.

Le fratture indotte da carichi ripetuti vengono chiamate fratture da fatica. Si ritiene che sotto
carichi ciclici si produca una microlesione che gradualmente aumenta sino all’evenienza di
una vera frattura.
Nel fenomeno di instabilità vertebrale come conseguenza di una spondilolisi la
predisposizione familiare (ereditabile) è un importante fattore concausale da intendersi come
facilitazione al prodursi di una spondilolisi, a causa di un istmo non solo morfologicamente
ipoplastico, ma anche strutturalmente deficitario; in tale contesto anche normali attività
possono produrre spondilolisi.
La maggior parte degli autori ritengono però sia probabilmente causata da microtraumi
ripetuti piuttosto che da un singolo evento traumatico. Si tratterebbe di una lesione acquisita
e non di un difetto congenito, del periodo di accrescimento, dovuta a sollecitazioni statico-
dinamiche settoriali . La spondilolistesi può essere del tutto asintomatica o manifesta con un
dolore sordo, localizzato nell’area della lesione, che si accentua con la stazione eretta, con la
deambulazione e con i tentativi di eseguire un’attività sportiva. Spesso si manifesta con una
lombalgia comune in un atteggiamento iperlordotico accompagnato da una ipercifosi toracica
di compenso.
La principale alterazione posturale sul piano frontale è l’atteggiamento scoliotico che si
evidenzia molto chiaramente dalle asimmetrie delle spalle, delle scapole e del triangolo della
taglia. E’ asintomatico e l’età di insorgenza riveste un fondamentale valore prognostico. Il
trattamento dell’atteggiamento scoliotico richiede un monitoraggio con verifiche trimestrali
per verificare che non evolva. La “scoliosi vera” invece è un dimorfismo in prevalenza ad
eziologia ignota. René Perdriolle (1982) definisce la scoliosi idiopatica: “ una deformazione
antero-posteriore in lordosi, generata da un movimento di torsione (intesa come deviazione
complessa tra due vertebre evidenziata sui tre piani dello spazio)”. Si evidenzia con una o più
curve sul piano frontale e la rotazione vertebrale determina un gibbo asimmetrico dal alto
della convessità della curva.
La scelta degli esercizi per la stesura di un piano di lavoro personalizzato di riequilibrio
posturale avviene sulla base dell’esame morfofunzionale e dei test di ingresso.
E’ sempre importante ricordare che sia le esercitazioni che le metodiche sono strumenti
variabili: per essere efficaci devono adattarsi alla persona ed essere modulati in modo da
ottenere il risultato atteso. Da qui l’importanza della cultura e delle capacità tecniche e
didattiche del professionista.
Il trattamento conservativo degli atteggiamenti scorretti (paramorfismi) giovanili della CV è
dimostrato essere efficace riducendo in maniera significativa le conseguenze funzionali in età
adulta e il ricorso al trattamento ortopedico.
Per essere ben condotto il trattamento deve essere tempestivo, adeguato e protratto.
Trattamento tempestivo: si fonda sul riconoscimento precoce dell’alterazione posturale e
sull’osservazione nel tempo dei casi “sospetti”.
Trattamento adeguato: necessita della collaborazione di varie figure professionali; la
prescrizione del trattamento e l’attività motoria in palestra, personalizzata e continuativa,
devono essere condotte da professionisti esperti.
Trattamento protratto: il trattamento in età evolutiva si conclude solo ad accrescimento
scheletrico ultimato.