I campi elettromagnetici artificiali

25 Marzo 2019 0 Di Marcobuz

I campi elettromagnetici artificiali fanno parte delle fonti di inquinamento ambientale generate dall’uomo attraverso apparati elettrici ed elettronici. E’ il cosiddetto elettrosmog.

Le emissioni elettromagnetiche artificiali si dividono in due macro-categorie
1) le basse frequenze, come quelle emesse dalla corrente di rete elettrica nelle abitazioni, dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche (frigoriferi, lampade, ecc.), dai tralicci ENEL per il trasporto di energia elettrica e dai relativi trasformatori

2) le medie-alte frequenze, come quelle di tutte le emissioni in teletrasmissione compresi i telefoni cellulari.

Quando l’organismo è esposto a una corrente elettrica diretta o indiretta, gli effetti lesivi dipendono dall’intensità e dalla durata dell’esposizione, oltre che dalla “resistenza” dei tessuti esposti (per esempio, la nostra ghiandola pineale che si trova all’interno della nostra testa è molto più sensibile alle emissioni elettromagnetiche rispetto ai nostri piedi).

 

Quali sono gli effetti biologici dell’elettrosmog?

Gli effetti dei campi elettromagnetici sull’organismo umano possono essere acuti o cronici.

Gli effetti acuti sono determinati da campi di entità sufficientemente forte le cui conseguenze sono percepite dal corpo umano a tal punto da provocare segni fisici.

Gli effetti cronici sono determinati da campi di piccola entità, le cui conseguenze devono essere valutate da un completamento delle conoscenze.

Per quanto concerne gli effetti cronici, numerose sono le conoscenze che si sono accumulate sui rischi per la salute nel lungo periodo da parte dei campi elettromagnetici. Vi sono ancora oggi delle incertezze sul danno sanitario che possono creare sull’uomo i campi elettromagnetici anche se, curiosamente, la maggior parte delle ricerche mondiali finanziate dalle aziende di telefonia -nel caso specifico delle emissioni elettromagnetiche da parte di ripetitori per cellulari- danno risultati di non pericolosità del fenomeno.

Al contrario, come emerge da una ricerca effettuata anche dal dott. Fiorenzo Marinelli del CNR di Bologna, la maggior parte delle ricerche mondiali che non sono finanziate dalle aziende di telefonia e radiocomunicazione dimostrano che vi è una stretta correlazione tra campi elettromagnetici elevati e alcuni casi di malattie degenerative.

La IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) classifica i campi elettromagnetici artificiali come “possibilmente” cancerogeni per l’uomo (classe 2B) in quanto sicuramente sono in grado di generare un “danno biologico”, ma non si ha certezza del successivo “danno sanitario” (malattia conclamata). Poiché i campi elettromagnetici artificiali non lasciano traccia nel tempo (cosa che avviene invece, per esempio, nel caso dell’amianto), nessuno può dare una certezza assoluta del danno sanitario.